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Pistis Sophia, Maddalena, Maria, il femminile nei Vangeli Gnostici Florinda Balli

Il Dr. J.J. Hurtak e Desiree Hurtak sono gli autori di un importante e approfondito commentario al Vangelo Gnostico della Pistis Sophia (Fede e Saggezza), un testo copto riscoperto in Egitto nel 1773 e uno dei più importanti rotoli cristiani sulle origini, sulla natura e sull’ascesa finale dell’anima.
Il rotolo della Pistis Sophia inizia là dove apparentemente terminano i Vangeli sinottici, con l’ascensione di Gesù il Cristo che ora ritorna in una grande Luce rivelatrice per istruire i suoi discepoli, sia uomini che donne, sulla natura superiore del Corpo di Luce e sui sentieri della saggezza per l’anima intrappolata nei mondi della creazione materiale.
Il libro di ben 900 pagine, che è apparso recentemente anche in lingua italiana traccia ad ogni passo del testo originale un commento con approfondimento sui segreti più riposti del trattato. Il Dr.J.J.Hurtak è inoltre l’autore de "Il Libro della Conoscenza: Le Chiavi di Enoch®", pubblicato nel 1973 e tradotto in molte lingue.
Gli autori del libro Pistis Sophia hanno fondato l’Accademia per la Scienza Futura, un’associazione senza scopi di lucro che opera in molte nazioni, il cui interesse principale è l’unità della scienza e della spiritualità che forma la base di una "fisica della coscienza".
Ecco alcune risposte di J.J. e Desiree Hurtak sulla figura di Gesù e sul femminile nei Vangeli gnostici.

- Chi è Gesù per voi?
Per noi Gesù è il Divino in forma umana. Concordiamo con gli gnostici copti che scrissero Pistis Sophia, il cui scopo era di rivelare sull’insegnamento di Gesù Cristo più di quanto è stato scritto nei Vangeli storici. Essi ci dicono che dobbiamo "togliere Gesù dalla croce" da un punto di vista rituale e vederlo come il Cristo Risorto, esistente nei regni multidimensionali della Casa de Padre dalle Molte Dimore.
Questa visione non nega la morte di Gesù sulla croce, ma sottolinea altresì la realtà del "Cristo asceso" e tornato per dare insegnamenti sul suo operato sulla terra e nei cieli.
Come rivelato nel commentario alla Pistis Sophia, il nostro pianeta è solo una parte della più ampia missione del Cristo. In effetti, la missione stessa del Cristo sulla terra ci dà una dimostrazione del potere Divino sui mondi inferiori. Nel suo corpo risorto, un corpo di luce e di trasparenza, egli continua a dare insegnamenti, rivelati dall’alto di una presenza glorificata. Pertanto la sua esistenza manifesta due nature – la divina e l’umana – all’interno di un’unità.
Questo è anche il modello dell’umanità futura, quando raggiungeremo i doni della collaborazione tra Dio e l’uomo ed esploreremo la vita nei mondi più elevati. Anche noi possiamo sperimentare il potere Divino di rinascita spirituale e lasciare questa continuità di spazio-tempo per diventare parte dell’universo vivo. Gesù ha aperto la Via a tutti gli esseri senzienti che comprendono l’Amore del Cristo, permettendoci di accedere alla nostra maggiore ascensione.

- Quale è il significato della missione di Gesù prima e dopo la sua morte?
Uno degli aspetti più importanti del ministero di Gesù sta proprio nella sua discesa nei regni inferiori, seguita dalla sua ascensione nei cieli del Padre. Egli rivela così l’ampiezza dei molti mondi e delle molte dimensioni, con gli angeli e gli arcangeli connessi sia con i regni celesti che con quelli caduti. In effetti il testo della Pistis Sophia con i commentari ad opera dei coniugi Hurtak ci dicono che la Veste di Luce del Cristo è molto di più di un semplice abito bianco; essa contiene tutte le dimensioni che fanno parte del lavoro del Figlio Creatore.

Inoltre, con la sua risurrezione, il Cristo ha mostrato a tutti i suoi discepoli il suo vero ministero come Figlio Creatore, che dà gloria e lode all’Altissimo come parte della Divinità. Ma ancora più importante è il suo ruolo di Divina Guida che ci mostra come anche noi possiamo vincere la morte e indossare la nostra luminosa veste di risurrezione, grazie alla quale avremo il controllo delle Profondità dei regni inferiori. Tanto grande è l’amore del Padre che il suo Disegno è veramente Ineffabile ed emana un processo di creazione e ricreazione continue, in uno stato senza principio né fine.
Gesù è venuto sulla terra per aprire i Portali della Luce del nostro spettro evolutivo per permettere l’ascesa di tutte le anime e l’avanzamento di tutti gli esseri umani così come di tutti gli esseri dei generi evolutivi paralleli che hanno perduto anch’essi la strada. Questa liberazione viene esemplificata dall’imprigionamento di Sophia, il potere creativo femminile, che deve essere liberato per ereditare il vero Sé Divino, l’imago Dei, in un Corpo di Luce.
Noi, come il Cristo, possiamo potenzialmente indossare un Corpo di Luce, quando il corpo fisico muore. Pertanto il vero insegnamento del Cristo, quello che deve essere portato avanti, è in che modo noi, quali "esseri Cristizzati" (Cristopheroi) possiamo tornare alla Luce e indossare la veste di Luce che viene data solo dopo certi livelli di esperienza, come Saggezza (Sophia) e servizio al Divino.

- Che cosa rappresenta per voi la Pistis Sophia?
La Pistis Sophia come io narrante rappresenta l’integrazione della Fede (Pistis) e della Saggezza (Sophia). Ma la sua storia, così come ci viene presentata dagli insegnamenti del Cristo presuppone che sia la Fede, sia la Saggezza, su questo pianeta, non siano complete fintanto che non comprendono l’aspetto femminile della Divinità.
Da ultimo il Piano Divino permette la co-creazione e l’esperienza dello stato divino in nuovi mondi; per cui Sophia (la Saggezza) è in un continuo stato di espansione verso la Luce, esemplificando la nostra lotta per trovare la Verità e la Via più alta.
Attraverso una partecipazione più completa alla creazione divina, impariamo gradualmente, come Sophia nella sua lotta e nella sua crescita spirituale, a diventare la Sposa di Cristo. La storia di Pistis Sophia dà speranza nel pellegrinaggio che ciascuna anima deve intraprendere dalla sua "natura caduta" verso la scoperta di una più totale creazione divina.

- Che cosa rappresentano le varie figure femminili in Pistis Sophia
Nel testo della Pistis Sophia, Gesù dialoga più con le donne che con gli uomini presenti tra i suoi discepoli. Nella fattispecie, egli si rivolge 5 volte ad Andrea; 3 volte a Giacomo; 9 volte a Giovanni; 3 volte a Matteo; 5 volte a Pietro; 5 volte a Filippo; 3 volte a Tommaso. Mentre parla 83 volte a Maria Maddalena, 5 volte a Maria (sua Madre); 6 volte a Marta e 4 volte a Salome.
Collettivamente tutte le donne del testo della Pistis Sophia dimostrano che tra i discepoli di Gesù vi erano molte donne, in grado di sostenere discussioni teologiche e di insegnare insieme ai discepoli maschi. Gesù era l’unico maestro del suo tempo ad ammettere donne nella cerchia più stretta dei suoi discepoli e permetteva loro di farsi vedere in pubblico con lui senza la separazione usuale nella tradizione ebraica.
Permettendo ad una donna di toccarlo (di ungergli i piedi) Gesù ha mostrato di riconoscere la necessità di ristabilire quel perfetto equilibrio tra interiotà ed esteriotà che è stato ampiamente negato fin dai tempi di Adamo. Questo equilibrio si esprime anche nel Cantico dei Cantici, dove la sposa e lo sposo si uniscono in Chokmah (Saggezza), il perfetto matrimonio, equilibrando gli aspetti interiori ed esteriori dell’appartenenza al Popolo di Dio.
Alcune donne importanti in Pistis Sophia sono:
Maria Maddalena
Maria Maddalena è quella da cui sono stati scacciati sette demoni. Essa è un esempio di corpo purificato. Se si interpretano letteralmente i sette demoni (Luca 8:2; Marco 16:9) come i sette sigilli o chakra del corpo, Maria Maddalena emerge come veicolo degli insegnamenti di Gesù Cristo per mostrare come la natura interiore si può auto-purificare con l’aiuto del Cristo.
Non sappiamo se Maria Maddalena sia la stessa Maria di Betania (sorella di Marta e di Lazzaro), o se si tratta della penitente sconosciuta che unge i piedi di Gesù (Luca 7:36-48). Tuttavia Maria Maddalena emerge nel testo come la maggiore teologa femminista che entra con Gesù in uno stato di purezza più elevata.
Non dimentichiamo che fu lei a vedere per prima il Signore Risorto e ad annunciare la Risurrezione agli apostoli e ai fedeli. In conseguenza di ciò, in alcuni scritti cristiani più antichi viene definita "apostolo degli apostoli". Nonostante i sette demoni dai cui è stata liberata, non vi è nessuna prova che sia la prostituta che Gesù salva dalla lapidazione.

La Vergine Maria, Madre di Gesù
Nella Pistis Sophia la Vergine Maria viene citata soprattutto per quanto si riferisce alla gioventù di Gesù e alla sua piena glorificazione nel contesto della natura e del sacrificio del discepolato. Essa rappresenta il potere della Vergine di Luce, come viene chiamato nel testo, ossia il potere che dirige tutte le anime verso un nuovo livello di manifestazione.
Così la Vergine Maria si prepara a partorire una nuova Razza Cristica, ma questo ruolo è condiviso dalla vera Sophia (redenta), quale esempio di potere femminile co-creatore che con-divide con Maria l’apertura dell’universo e l’ingresso in un più grande Insegnamento di Saggezza per il risveglio dell’umanità. Ma prima di partorire, la donna deve ritirarsi nella natura selvaggia fino al momento in cui si compirà la nuova creazione.

Marta
Maria e Marta si dividono la Luce. Nella Pistis Sophia Maria comincia a spiegare una verità più alta e Marta completa la spiegazione. Non è più colei che si preoccupava dei preparativi per l’accoglienza degli ospiti mentre la sorella rimaneva attenta ai piedi di Gesù. Marta, che un tempo si arrabbiava perché la sorella non l’aiutava nei i lavori domestici, oggi riprende e completa il dialogo spirituale, dimostrando la sua vera divina comprensione della missione del Cristo.

Salome
Ricordiamo che Salome è una delle tre donne presenti alla tomba (Marco 16:1) per preparare il corpo del Cristo dopo la morte. Con le altre rappresenta una Trinità femminile quale testimonianza fedele del potere della risurrezione ed è parte di un gruppo centrale che rappresenta il veicolo Creativo di rinascita ed ascensione.
Simbolicamente le tre donne presenti sulla tomba rappresentano una Presenza trinizzata della Shekinah che viene a nome della Vergine della Luce a preparare il dramma della risurrezione alla fine della vita del Cristo sulla terra, come i tre Re erano presenti alla sua nascita.

Pistis Sophia
Pistis Sophia assume una forma umana-transumana, nonostante sia soltanto uno strumento narrativo per portare avanti i significati nascosti nell’insegnamento di Gesù. Essa rappresenta simbolicamente "la Sposa di Salomone" i cui nemici vengono sconfitti e il cui posto nel Regno viene ripristinato. La Sabbath Challah (Sposa) incorpora la Saggezza di Salomone indossando l’abito nuziale della Mente e della Saggezza superiori; presto porterà il diadema di Luce posto sul capo come la Corona della Regina – Regina di Saba – per la suprema trasformazione della Vita.
Ricordiamo che anche Giovanni il Divino viene chiamato "Vergine" nella Pistis Sophia. Giovanni rappresenta l’aspetto femminile interno della mente creativa (la Destra) che lavora direttamente con la Verità Divina, perché le forme superiori del maschile e del femminile si devono incarnare entrambe attraverso l’aspetto Vergine della natura umana.

- Esiste qualche prova di un matrimonio tra Gesù e la Maddalena con relativa creazione di una "stirpe" come si legge nel "Codice da Vinci"?
Molte delle informazioni contenute nel "Codice da Vinci" sono tratte dal libro "Il Santo Graal", scritto da Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln. Secondo questo libro Maria Maddalena e Gesù si sposarono, ebbero una figlia e si stabilirono nel Sud della Francia, dando nascita alla stirpe dei Merovingi. Quindi, secondo i tre autori, il vero Graal, il contenitore del sangue di Gesù, non era un calice ma il grembo di Maria Maddalena.
Come detto anche nel Codice da Vinci, il Graal è un antico simbolo del femminile e il Santo Graal rappresentava il femminile sacro, la dea, concetti che oggi sono andati perduti, perché praticamente aboliti dalla Chiesa. Un tempo, il potere della donna, la sua capacità di produrre la vita, erano considerati sacri; ma ciò costituiva una minaccia per l’avvento di una Chiesa dominata dai maschi. Così il sacro femminile venne demonizzato e dichiarato impuro.
Fu l’uomo, non Dio, a creare il concetto di peccato originale secondo cui Eva mangiò la mela e causò la caduta della specie umana. Da sacra donatrice di vita, la donna divenne il nemico.
Secondo Dan Brown fu Maria Maddalena, non Pietro, l’apostolo prescelto e probabile capo della Chiesa. Brown afferma che la Maddalena ebbe una figlia di nome Sara, da notare la similitudine con la moglie di Abramo. Così nacque una stirpe sacra che più avanti produsse la dinastia Merovingia nella Francia medioevale e sopravvisse poi in diverse famiglie della Francia moderna, tra cui quella di Pierre Plantard, capo del misterioso Priorato di Sion che ebbe tra i suoi Grandi Maestri nientemeno che Leonardo da Vinci, Botticelli, Isaac Newton e Victor Hugo.
La verità è che nessuna di queste affermazioni regge ad un esame delle fonti citate da Brown, ossia i Vangeli Gnostici, inclusi quei testi antichi scoperti nel secolo scorso e chiamati Biblioteca di Nag Hammadi. Questi testi (pubblicati dall’Unesco) risalgono per la maggioranza ai primi duecento o trecento anni dopo la morte del Cristo e avrebbero sicuramente menzionato un matrimonio e una discendenza, nel quadro delle dispute teologiche tra "ortodossi e "liberali non ortodossi" all’interno delle comunità gnostiche cristiane, ampiamente diffuse in Asia Minore.
Ciò avrebbe aggiunto materiale pro o contro gli insegnamenti sulla duplice natura di Gesù, divina e umana, quale equilibrio tra le due nature in un essere (divino). Anche i commentatori ebraici, che nei primi tre secoli furono molto critici nei confronti degli insegnamenti di Gesù, avrebbero sicuramente menzionato il matrimonio con Maria Maddalena quale prova di "mancanza di natura divina" in Gesù. Ma nulla di tutto ciò si è verificato!
Nei testi antichi non vi è nessuna prova che Gesù avesse avuto rapporti intimi con Maria Maddalena. Certo, era una discepola amata, ma in nessuno dei testi, nemmeno in quelli scoperti di recente, si accenna ad un matrimonio, né ad un figlio che avrebbe dato inizio ad una stirpe. Questo perché la stirpe di Gesù non si limita alla terra ma è una stirpe celeste!

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