ELIPHAS LEVI: LETTERE AL BARONE
SPEDALIERI
ovvero
LA KABBALA IN 10 LEZIONI
LEZIONE
PRIMA
Signore e
Fratello,
Io posso darvi questo
titolo, perché voi cercate la verità nella sincerità del vostro cuore, e per
trovarla siete pronto a fare sacrifici.
La verità, essendo l'essenza stessa di quello che è,
non è difficile a trovarsi: essa è in noi e noi siamo in lei. Essa è come la
luce, e i ciechi non la vedono.
L'Essere è. Questo è incontestabile ed assoluto.
L'idea esatta dell'Essere è verità; la conoscenza di esso è scienza; la sua
espressione ideale è la ragione; la sua attività è la creazione e la
giustizia.
Voi vorreste credere,
dite. Per questo, basta saper amare la verità. Perché la vera fede è l'adesione
incrollabile dello spirito alle necessarie deduzioni della scienza nell'infinito
congetturale.
Soltanto le scienze
occulte danno la certezza, perché esse hanno come base la realtà e non le
fantasticherie.
Esse fanno
distinguere in ogni simbolo religioso la realtà dalla menzogna. La verità è la
stessa dovunque, e la menzogna varia secondo i luoghi, i tempi e le
persone.
Queste scienze sono in
numero di tre: la Kabbala, la Magia e l'Ermetismo.
La Kabbala, o scienza tradizionale degli Ebrei,
potrebbe essere definita il sistema matematico del pensiero umano. È l'algebra
della fede. Essa risolve tutti i problemi dell'anima come delle equazioni,
chiarendo le incognite. Essa da alle idee la pulizia e la rigorosa esattezza dei
numeri; i suoi risultati sono per lo spirito l'infallibilità (relativa,
tuttavia, alla sfera delle conoscenze umane) e la pace profonda per il
cuore.
La Magia, o scienza dei magi,
ha avuto come rappresentanti, nell'antichità i discepoli e forse i maestri di
Zoroastro. E la conoscenza delle leggi segrete e particolari della natura che
producono le forze nascoste, le attrazioni, sia naturali che artificiali, che
possono esistere anche al di fuori del mondo metallico. In una parola, e per
usare un'espressione moderna, è la scienza del magnetismo
universale.
L'Ermetismo è la scienza
della natura celata nei geroglifici e nei simboli del mondo antico. È la ricerca
del principio vitale, con il sogno (per coloro che non sono ancora arrivati) del
compimento della Grande Opera, la riproduzione, da parte dell'uomo, del fuoco
naturale e divino che crea e rigenera gli esseri.
Ecco, Signore, le cose che voi desiderate
studiare.
La sfera di esse è
immensa, ma i loro principi sono così semplici da essere rappresentati e
contenuti nei segni dei numeri e delle lettere dell'alfabeto.
"È una fatica di Ercole che assomiglia ad un gioco
da bambini" dicono i maestri della santa scienza.
Le disposizioni per riuscire in questo studio sono
una grande rettitudine di giudizio e una grande libertà di spirito. È necessario
liberarsi da ogni pregiudizio e da ogni idea preconcetta, ed è per questo che il
Cristo ha detto: "Se non vi presenterete con la semplicità del fanciullo, non
entrerete nel Malkuth, cioè nel regno della scienza.
Noi cominceremo con la Kabbala, della quale eccovi
la suddivisione: Berechith, Gematria e Lemurah.
Tutto vostro nella santa scienza
ELIPHAS LEVI
* * *
LEZIONE SECONDA
Quello che ci si deve proporre studiando la Kabbala,
è di arrivare alla pace profonda con la tranquillità dello spirito e la pace del
cuore.
La tranquillità dello spirito
è un effetto della certezza; la pace del cuore deriva dalla pazienza e dalla
fede.
Senza la fede, la scienza
conduce al dubbio; senza la scienza, la fede porta alla superstizione. Tutt'e
due riunite danno la certezza, e per riunirle non bisogna mai confonderle.
L'oggetto della fede è l'ipotesi, e diventa una certezza quando l'ipotesi è
necessitata dall'evidenza o dalle dimostrazioni della scienza.
La scienza constata dei fatti. Dalla ripetizione dei
fatti, essa congettura le leggi. La maggioranza dei fatti in presenza di quella
o quell'altra forza dimostra Resistenza delle leggi. Le leggi intelligenti sono
necessariamente volute e dirette dall'intelligenza. L'unità nelle leggi fa
supporre l'unità dell'intelligenza legislativa.
Questa intelligenza che noi siamo costretti a
supporre secondo le opere manifeste, ma che ci è impossibile definire, è quella
che noi chiamiamo Dio!
Voi ricevete
la mia lettera, ed ecco un fatto evidente: riconoscete la mia scrittura e i miei
pensieri, e ne concludete che sono certamente io che ve l'ho scritta. È una
ipotesi ragionevole, ma l'ipotesi necessaria è che qualcuno ha scritto questa
lettera. Essa potrebbe essere contraffatta, ma voi non avete alcuna ragione per
supporlo. Se lo supponete gratuitamente, formulate una ipotesi molto incerta. Se
pretendete che la lettera scritta sia caduta dal cielo, formulate una ipotesi
assurda.
Eccovi dunque, secondo il
metodo cabalistico, come si forma la certezza:
Evidenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
certezza
Dimostrazione scientifica .
. . . . . . . . . certezza
Ipotesi
necessaria . . . . . . . . . . . . . . . certezza
Ipotesi ragionevole . . . . . . . . . . . . . .
probabilità
Ipotesi incerta . . . .
. . . . . . . . . . . . . . dubbio
Ipotesi assurda . . . . . . . . . . . . . . . . .
errore
Non allontanandosi da questo
metodo, lo spirito acquisisce una vera infallibilità, poiché afferma quello che
sa, crede quello che deve necessariamente supporre, ammette le supposizioni
ragionevoli, esamina le supposizioni dubbie e respinge le supposizioni
assurde.
Tutta la Kabbala è
contenuta in quelle che i maestri chiamano le trentadue vie e le cinquanta
porte.
Le trentadue vie sono
trentadue idee assolute e reali, legate ai segni dei dieci numeri
dell'aritmetica e alle ventidue lettere dell'alfabeto ebraico. Eccovi queste
idee:
NUMERI
1 - Potenza suprema
2 - Saggezza assoluta
3 - Intelligenza infinita
4 - Bontà
5 - Giustizia o rigore
6 - Bellezza
7 - Vittoria
8 - Eternità
9 - Fecondità
10 - Realtà
LETTERE
Aleph - Padre
Beth - Madre
Ghimel - Natura
Daleth - Autorità
He - Religione
Vau - Libertà
Dzain - Proprietà
Cheth - Ripartizione
Theth - Prudenza
Iod - Ordine
Caph - Forza
Lamed - Sacrificio
Mem - Morte
Nun - Reversibilità
Samech - Essere Universale
Gnain - Equilibrio
Phé - Immortalità
Tsade - Ombra e riflesso
Koph - Luce
Resch - Riconoscenza
Shin - Potenza totale
Thau - Sintesi
* * *
LEZIONE TERZA
Nella lezione precedente, ho parlato soltanto delle
trentadue vie; più tardi indicherò le cinquanta porte.
Le idee espresse per mezzo dei numeri e delle
lettere sono realtà incontestabili. Queste idee si collegano e concordano come i
numeri medesimi. Si procede logicamente dall'uno all'altro. L'uomo è figlio
della donna, ma la donna esce dall'uomo come il numero dall'unità. La donna
chiarisce la natura, la natura rivela l'autorità, crea la religione che serve di
base alla libertà e che rende l'uomo maestro di se stesso e dell'universo,
eccetera. Procuratevi un mazzo di tarocchi (ma credo che ne abbiate uno) e
disponetelo in due serie di dieci carte allegoriche numerate da uno a ventuno.
Vedrete tutte le figure che chiariscono le lettere. Quanto ai numeri da uno a
dieci, vi troverete la spiegazione, ripetuta quattro volte, con i simboli del
bastone, o scettro del padre, la coppa delle delizie della madre, la spada, o le
lotte dell'amore, e i denari, o fecondità. I Tarocchi sono nel libro geroglifico
delle trentadue vie, e la loro spiegazione sommaria si trova nel libro
attribuito al patriarca Abramo che si chiama Sepher Jézirah.
Il sapiente Court de Gebelin per primo intuì
l'importanza dei Tarocchi che sono la grande chiave dei geroglifici ieratici. Se
ne ritrovano i simboli e i numeri nelle profezie di Ezechiele e di San Giovanni.
La Bibbia è un libro ispirato, ma i Tarocchi sono il libro ispiratore. Si è
anche chiamata rota la ruota, da cui tarot e Torà. Gli antichi Rosa+Croce li
conoscevano, e il marchese di Suchet ne parla nel suo libro sugli
illuminati.
È da questo libro che
sono derivati i nostri mazzi di carte. Le carte spagnole portano ancora i
principali segni dei tarocchi primitivi, e ci si serve di essi per giocare al
gioco del Phombre, cioè dell'uomo, reminiscenza vaga dell'uso primitivo di un
libro misterioso contenente le tappe regolatrici di tutte le divinità
umane.
Gli antichissimi tarocchi
erano delle medaglie delle quali, in seguito, si sono fatti dei talismani. Le
clavicole, o piccole chiavi di Salomone, consistono in trentasei talismani che
recano sessantadue sigilli analoghi alle figure geroglifiche dei tarocchi.
Queste figure, alterate dai copisti, si ritrovano ancora nelle antiche clavicole
manoscritte che si trovano nelle biblioteche. Esiste uno di questi manoscritti
nella Biblioteca Nazionale e un altro nella Biblioteca dell'Arsenale. I soli
manoscritti autentici delle clavicole sono quelli che contengono la serie dei
trentasei talismani con i trentasei nomi misteriosi; gli altri, per quanto
antichi siano, appartengono alla fantasia della magia nera e non contengono che
mistificazioni.
Vedete, per la
spiegazione dei Tarocchi, il mio "Dogma e rituale dell'alta
magia.".
Tutto vostro nella santa
scienza
ELIPHAS
LEVI
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LEZIONE QUARTA
Signore e Fratello,
Bereschith vuoi dire "genesi", Mercavah significa
"carro", con allusione alle ruote ed agli animali misteriosi di
Ezechiele.
La Bereschith e la
Mercavah riassumono la scienza di Dio e del mondo.
Io dico “scienza di Dio” e tuttavia ci è
infinitamente sconosciuto. La sua natura sfugge totalmente alle nostre ricerche.
Principio assoluto del l'essere e degli esseri non si può confondere con gli
effetti che esso produce e si può dire, proprio affermando la sua esistenza, che
esso non è nè l'essere nè un essere. Colui che confonde la ragione senza
smarrirla e ci allontana per sempre da ogni idolatria.
Dio è il solo postulatum assoluto di ogni scienza,
l'ipotesi assolutamente necessaria che costituisce la base di ogni certezza, ed
ecco come i nostri antichi maestri hanno stabilito sulla scienza stessa questa
ipotesi sicura della fede: l'Essere è. Nell'Essere è la vita. La vita si
manifesta con il movimento. Il movimento si perpetua con l'equilibrio delle
forze. L'armonia risulta dall'analogia dei contrari. C'è, nella natura, legge
immutabile e progresso indefinito. Mutamento perpetuo nelle forme,
indistruttibilità della sostanza, ecco quello che si trova osservando il mondo
fisico.
La metafisica vi presenta
delle leggi e dei fatti analoghi sia di ordine intellettuale che morale, il
vero, immutabile da una parte, dall'altra la fantasia e la finzione. Da una
parte il bene che è il vero, dall'altra il male che è il falso, e da questi
conflitti apparenti scaturiscono il giudizio e la virtù. La virtù si compone di
bontà e giustizia. Buona, la virtù è indulgente. Giusta, è rigorosa. Buona
perché è giusta, e giusta perché è buona, essa appare bella.
Questa grande armonia del mondo fisico e del mondo
morale, non potendo avere una causa superiore a se stessa, ci rivela e ci
dimostra l'esistenza di una saggezza immutabile, principio e leggi eterne, e di
una intelligenza creatrice infinitamente attiva. Su questa saggezza e su questa
intelligenza, inseparabili l'una dall'altra, riposa questa potenza suprema che
gli Ebrei chiamano la corona. La corona e non il re, perché l'idea di un re
implicherebbe quella di un idolo. La potenza suprema è, per i cabbalisti, la
corona dell'universo e la creazione tutta è il reame della corona o, se
preferite, il dominio della corona.
Nessuno può dare quello che non ha, e noi possiamo
ammettere virtualmente nella causa quello che si manifesta negli
effetti.
Dio è dunque la potenza o
la corona suprema (keter) che riposa sulla saggezza immutabile (cho-chmah) e
l'intelligenza creatrice (binah); in lui sono la bontà (chesed) e la giustizia
(geburah) che sono l'ideale della bellezza (tiphereth). In lui sono i movimenti
sempre vittoriosi (netzah) e il grande riposo eterno (hod). Il suo volere è un
continuo generare (jesod) e il suo reame (malchuth) è l'immensità che popola gli
universi.
Fermiamoci qui: noi
conosciamo Dio!
Tutto vostro nella
santa scienza
ELIPHAS
LEVI
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LEZIONE QUINTA
Signore e Fratello,
Questa conoscenza razionale della divinità,
articolata sulle dieci cifre di cui sono composti tutti i numeri, vi fornisce
tutto il metodo della filosofia kabbalistica. Questo metodo si compone di
trenta-due mezzi o strumenti di conoscenza che sono chiamati le trentadue vie e
di cinquanta argomenti ai quali la scienza su può applicare e che sono chiamati
le cinquanta porte.
La scienza
sintetica universale è anche considerata come un tempio al quale conducono
trentadue sentieri e nel quale si entra per cinquanta porte.
Questo sistema numerale che si potrebbe anche
chiamare decimale, perché il numero dieci ne è la base, stabilisce, attraverso
le analogie, una classificazione esatta di tutte le conoscenze umane. Niente è
più ingegnoso, ma niente, altresì è più logico ne più
esatto.
Questo numero dieci
applicato alle nozioni assolute dell'essere nell'ordine divino, nell'ordine
metafisico e nell'ordine naturale, si ripete così tre volte e da trenta per i
mezzi di analisi: aggiungete la sillepsi e la sintesi che comincia col proporsi
allo spirito e quella del compendio universale, ed avrete le trentadue
vie.
Le cinquanta porte sono una
classificazione di tutti gli esseri in cinque serie di dieci ciascuna, che
abbraccia tutte le conoscenze possibili e irraggia su tutta
l'enciclopedia.
Ma non è
abbastanza aver trovato un metodo matematico esatto; è necessario, per essere
perfetto, che questo metodo sia progressivamente rivelatore, cioè che ci dia il
modo di trarre esattamente tutte le deduzioni possibili per ottenere delle
conoscenze nuove e di sviluppare lo spirito senza lasciare nulla al capriccio
dell'immaginazione.
È quanto si
ottiene tramite la Gematria e la Lemurah che sono le matematiche delle idee. La
Kabbala ha la sua geometria ideale, la sua algebra filosofica e la sua
trigonometria analogica. È così che essa forza in qualche maniera la natura a
rivelarle i suoi segreti.
Acquisite queste conoscenze, si passa alle ultime
rivelazioni della Kabbala trascendentale, e si studia nella schemah-phorasch la
fonte e la ragione di tutti i dogmi.
Ecco, Signore ed amico, quello che si tratta di
imparare. Vedete se non vi spaventa: le mie lettere sono brevi, ma sono dei
riassunti molto concisi e che dicono molto in poche parole. Ho lasciato passare
un intervallo di tempo molto lungo tra le mie prime cinque lezioni per lasciarvi
il tempo di riflettervi, ma posso scrivervi più spesso, se lo
desiderate.
Credetemi, Signore,
il vostro devotissimo nella santa scienza, ardentemente desideroso di esservi
utile.
ELIPHAS
LEVI
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LEZIONE
SESTA
Signore e
Fratello,
La Bibbia da all'uomo
due nomi. Il primo è Adamo, che significa tratto dalla terra, o l'uomo di terra;
il secondo è Enos o Enoch, che significa uomo divino o elevato fino a Dio.
Secondo il genesi, è Enos che per primo rivolge omaggi pubblici al principio
degli esseri, e questo Enos, lo stesso che Enoch, fu, si dice, elevato ancora
vivo al cielo dopo aver inciso sulle due pietre che sono dette le colonne di
Enoch gli elementi primitivi della religione e della scienza
universale.
Questo Enoch non è
un personaggio, è una personificazione dell'umanità innalzata al sentimento
dell'immortalità dalla religione e dalla scienza. All'epoca indicata con il nome
di Enos o Enoch, il culto di Dio compare sulla terra e il sacerdozio ha inizio.
Comincia allora anche la civilizzazione, con la scrittura e i movimenti
ieratici.
Il genio civilizzatore
che gli Ebrei identificano con Enoch, gli Egizi l'hanno chiamato Trismegisto, e
i 4 Greci Kadmos o Cadmus, colui che, agli accordi della lira di Amfìone, vide
elevarsi e collocarsi da sole le pietre viventi di Tebe.
Il libro sacro primitivo, il libro che Postel chiama
la genesi di Enoch è la fonte primitiva della kabbala o tradizione, ora divina
ed umana, ora religiosa. Là ci appare in tutta la sua semplicità la rivelazione
dell'intelligenza suprema alla ragione ed all'amore dell'uomo, la legge etèrna
che regola la espansione infinita, i numeri nell'espansione infinita, i numeri
nell'immensità e l'immensità nei numeri, la poesia nelle matematiche e le
matematiche nella poesia. Chi crederebbe che il libro ispiratore di tutte le
teorie e di tutti i simboli religiosi ci sia stato conservato e sia pervenuto
fino a noi sotto forma di un gioco composto di carte bizzarre? Ciononostante,
nulla è più evidente, e Court de Gobelin, seguito poi da tutti coloro che hanno
studiato seriamente il simbolismo di queste carte, è stato, nell'ultimo secolo,
il primo a scoprirlo.
L'alfabeto
e i dieci segni dei numeri, ecco certamente ciò che di più elementare vi è nelle
scienze. Aggiungetevi i segni dei quattro punti cardinali del cielo e delle
quattro stagioni, ed avete il libro di Enoch completo. Ma ogni segno rappresenta
una idea assoluta o, se volete, essenziale.
La forma di ogni cifra e di ogni lettera ha la sua
ragione matematica e la sua significazione geroglifica. Le idee, inseparabili
dai numeri, seguono, sommandosi o dividendosi o moltiplicandosi, e così via, i
movimenti dei numeri e ne acquisiscono l'esattezza. Il libro di Enoch è infine
l'aritmetica del pensiero.
Tutto vostro nella santa
scienza.
ELIPHAS
LEVI
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LEZIONE
SETTIMA
Signore e
Fratello,
Court de Gobelin ha
visto nelle ventidue chiavi dei Tarocchi la rappresentazione dei misteri egizi e
ne attribuisce l'invenzione ad Ermete, o Mercurio Trismegisto, che è stato anche
chiamato Thaut o Thot. È certo che i geroglifici dei Tarocchi si ritrovano sugli
antichi monumenti dell'Egitto; è certo che i segni di questo libro, tracciati in
complessi sinottici su stele o su lastre di metallo simili alla tavola isiaca
del Bembo, erano riprodotti separatamente su pietre incise o su medaglie che,
più tardi, sarebbero divenuti amuleti e talismani.
Si separavano così le pagine del libro infinito
nelle sue diverse combinazioni, per riunirle, trasportarle e disporle in un modo
sempre nuovo, per ottenere gli oracoli inesauribili della
verità
Io posseggo uno di questi
talismani antichi che mi è stato portato dall'Egitto da un viaggiatore amico
mio. Esso rappresenta il binario dei Cicli, o, volgarmente il due di denari. È
l'espressione figurata della grande legge di polarizzazione e di equilibrio, che
produce l'armonia attraverso l'analogia dei contrari: ecco come questo simbolo è
rappresentato nei Tarocchi che possediamo noi e che si vedono ancora ai giorni
nostri. La medaglia che ho io è un po' consunta, grande più o meno come un pezzo
da cinque franchi d'argento, ma più spessa. I due cicli di polarizzazione vi
sono rappresentati esattamente come nel nostro tarocco italiano, un fiore di
loto con una aureola o un nimbo.
La corrente astrale che separa ed attira allo stesso
tempo i due fuochi polari è rappresentata nel nostro talismano egizio dal becco
Mendes collocato tra le vipere analoghe ai serpenti del caduceo. Sul rovescio
della medaglia, si vede un adepto, o un sacerdote egizio, che, sostituitesi a
Mendes tra i due cicli dell'equilibrio universale, conduce in una strada
alberata il becco divenuto docile come un animale comune, sotto la bacchetta
dell'uomo imitatore di Dio.
I
dieci segni dei numeri, le ventidue lettere dell'alfabeto e i quattro segni
astronomici delle stagioni sono il sommario e la sintesi di tutta la
kabbala.
Ventidue lettere e
dieci numeri danno le trentadue vie del Sepher Jetzirah; quattro danno la
mercavah e la schémhamphorash.
È
semplice come un gioco da bambini, e complicato come i più ardui problemi delle
matematiche pure.
È primitivo e
profondo come la verità e come la natura.
Questi quattro segni elementari ed astronomici sono
le quattro forme della sfinge e i quattro animali di Ezechiele e di San
Giovanni.
Tutto vostro nella
santa scienza.
ELIPHAS
LEVI
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LEZIONE
OTTAVA
Signore e
Fratello,
La scienza della
Kabbala rende impossibile il dubbio in materia di religione, perché è la sola
che concilia la ragione con la fede, mostrando che il dogma universale,
diversamente formulato ma, fondamentalmente, sempre e dovunque lo stesso, è
l'espressione più pura delle aspirazioni dello spirito umano rischiarato da una
fede necessaria. Essa fa comprendere l'utilità delle pratiche religiose che,
attirando l'attenzione, fortificano la volontà, e getta una luce superiore
ugualmente su tutti i culti. Essa prova che il più efficace di tutti questi
culti è quello che, con segni efficaci, ravvicina, in qualche modo, la divinità
all'uomo, glie la fa vedere, toccare, e in qualche modo lo fa incorporarsela. È
sufficiente dire che si tratta della religione cattolica.
Questa religione, così come appare al volgo, è la
più assurda di tutte, perché tra tutte è quella rivelata meglio; ed uso questo
termine nel suo senso reale, rivelare, cioè tornare a velare, velare di nuovo.
Voi sapete che, nel Vangelo, si dice che alla morte del Cristo il velo si
squarciò per intero, e tutto il travaglio dogmatico della Chiesa attraverso i
tempi è stato quello di tessere e ricamare un nuovo velo.
È vero che gli stessi capi del santuario, per averne
voluto essere i principi, hanno perduto, dopo tanto tempo, le chiavi dell'alta
iniziazione. Cosa che non impedisce alla lettera del dogma di essere sacra, ed
ai sacramenti di essere efficaci. Io ho stabilito nelle mie opere che il culto
cristiano cattolico è l'alta magia organizzata e regolarizzata con il simbolismo
e la gerarchia. È un insieme di aiuti offerti alla debolezza umana per
rafforzare la sua volontà nel bene.
Niente è stato trascurato, ne il tempio misterioso e
ombroso, ne l'incenso che calma ed esalta allo stesso tempo, ne i canti
prolungati e monotoni che cullano il cervello in un semisonnambulismo. Il dogma,
le cui formule oscure sembrano la disperazione della ragione, serve da barriera
alla petulanza di una critica inesperta e indiscreta. Esse si mostrano
impenetrabili per meglio rappresentare l'infinito. Lo stesso ufficio, celebrato
in una lingua che la massa del popolo non capisce, amplia così il pensiero di
colui che prega e gli fa trovare nella preghiera tutto quello che è in rapporto
con i bisogni del suo spirito e del suo cuore. Ecco perché la religione
cattolica assomiglia a quella sfinge della leggenda che succede a se stessa di
secolo in secolo e rinasce sempre dalle sue ceneri, e questo grande mistero
della fede è semplicemente un mistero della natura.
Sembrerebbe l'enunciazione di un paradosso enorme se
si dicesse che la religione cattolica è la sola che può giustamente essere
chiamata naturale, eppure questo è vero, poiché essa sola soddisfa pienamente
quel bisogno naturale dell'uomo che è il senso
religioso.
Tutto vostro
nella santa scienza
ELIPHAS
LEVI
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*
LEZIONE
NONA
Signore e
Fratello,
Se il dogma
cristiano-cattolico è interamente kabbalistico, altrettanto si deve dire di
quelli dei grandi santuari del mondo antico. La leggenda di Chrisna, quale la
riporta la Baghavadam, è un vero e-vangelo, paragonabile ai nostri, ma più
ingenuo e più brillante. Le incarnazioni di Vichnou sono in numero di dieci come
le Sephiroth della kabbala e costituiscono una rivelazione in certo qual modo
più completa della nostra. Osiride ucciso da Tifone, e poi resuscitato da Iside,
è Cristo rinnegato dagli Ebrei e poi onorato nella persona di sua madre. La
Tebaide è una grande epopea religiosa che deve essere affiancata al grande
simbolo di Prometeo. Antigone è un tipo della donna divina altrettanto puro
quanto quello di Maria. Dovunque, il bene trionfa grazie al sacrificio
volontario, dopo aver subito per un certo tempo gli assalti disordinati della
forza del fato. Anche i riti sono simbolici e si trasmettono da una religione
all'altra. Le tiare, le mitre, le cotte appartengono a tutte le grandi
religioni. Poi, si conclude che tutte sono false. La verità è che la religione è
una, come la umanità, come questa progressiva, e che rimane sempre la stessa,
pur trasformandosi sempre.
Se
presso gli Egizi Gesù Cristo si chiama Osiride, presso gli Scandinavi Osiride si
chiama Balder. Egli viene ucciso dal lupo Joris, ma Woda, o Odino lo richiama
alla vita, e le stesse Walkirie gli versano l'idromele nel Walhalla. Gli scaldi,
i druidi, i bardi cantano la morte e la resurrezione di Terenis, o Teteno,
distribuiscono ai loro fedeli il vischio sacro, come noi il bosso benedetto alle
feste del solstizio d'estate e tributano un culto alla verginità ispirata delle
sacerdotesse dell'isola della Senna.
Noi possiamo dunque, in tutta coscienza e con piena
ragione, adempiere ai doveri che ci impone la nostra religione materna. Le
pratiche sono degli atti collettivi e ripetuti, con una intenzione diretta e
perseverante. Ora, atti simili sono sempre utili da praticarsi, e, fortificando
la volontà della quale essi sono la ginnastica, ci fanno arrivare alla meta
spirituale che vogliamo raggiungere. Le pratiche ma-giche e i passi magnetici
non hanno diverso scopo, e danno risultati analoghi a quelli delle pratiche
religiose, ma più imperfetti.
Quanti uomini non hanno l'energia di fare quello che
vorrebbero e quello che dovrebbero fare? Eppure ci sono, e assai numerose, delle
donne che si dedicano senza scoraggiarsi ai lavori, così ripugnanti e così
faticosi, dell'infermiera e dell'insegnante! Dove trovano tanta forza? Nelle
piccole pratiche ripetute. Esse dicono ogni giorno il loro ufficio e il loro
rosario e, in ginocchio, recitano l'orazione e fanno l'esame di
coscienza.
Tutto vostro
nella scienza
ELIPHAS
LEVI
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LEZIONE
DECIMA
Signore e
Fratello,
La religione non è una
schiavitù imposta allo uomo, ma un aiuto che gli è offerto. Le caste sacerdotali
hanno cercato da sempre di sfruttare, vendere e trasformare questo aiuto in un
giogo insopportabile, e l'opera evangelica di Gesù aveva lo scopo di separare la
religione dal prete, o almeno di rimettere il prete al suo posto di ministro, o
servitore della religione, rendendo alla coscienza dell'uomo tutta la sua
libertà e la sua ragione. Vedete la parabola del buon Samaritano e questi testi
preziosi: la legge è fatta per l'uomo, e non lo uomo per la legge. Maledetti voi
che legate ed imponete sulle spalle degli altri fardelli che voi non vorreste
toccare neanche con la punta di un dito (e così via). La Chiesa ufficiale si
dichiara infallibile nell'Apocalisse che è la chiave kabbalistica degli
evangeli, e c'è sempre stata nel Cristianesimo una chiesa occulta o gioannita
che, pur rispettando la necessità della Chiesa ufficiale, conservava del dogma
una interpretazione tutta diversa da quella che si da al
volgo.
I templari, i rosa+croce,
i framassoni di alti gradi hanno fatto parte tutti, prima della Rivoluzione
Francese, di questa Chiesa della quale Martinez de Pasquallis, Saint-Martin e la
stessa M.me Krudemer sono stati gli apostoli dell'ultimo
secolo.
Il carattere distintivo
di questa scuola è di evitare la pubblicità e di non costituirsi mai in setta
dissidente. Il conte Joseph de Maistre, questo cattolico così radicale, era, più
di quanto non si creda, simpatico alla società dei Martinisti, ed annunciava una
prossima rigenerazione del dogma,grazie a lumi che emaneranno dai santuari
dell'occultismo.
Esistono ancora
oggi dei preti ferventi che sono iniziati alla dottrina antica, e, tra gli
altri, c'è un vescovo, morto da poco, che mi aveva fatto chiedere delle
informazioni cabalistiche. I discepoli di Saint Martin si facevano chiamare i
filosofi sconosciuti, e quelli di un maestro moderno, assai fortunati perché
sono ancora ignorati, non hanno bisogno di prendere alcun nome, perché il mondo
non suppone neppure la loro esistenza. Gesù ha detto che il lievito deve essere
nascosto al fondo del vaso che contiene la pasta, per agire giorno e notte in
silenzio, fino a che la fermentazione abbia impregnato poco a poco tutto il
rimpasto che deve diventare pane.
Un iniziato può, dunque, con semplicità e sincerità,
praticare la religione nella quale è nato, perché tutti i riti rappresentano in
modo diverso un solo e stesso dogma, ma non deve aprire il fondo della sua
coscienza che a Dio, e non deve rendere conto a nessuno delle sue credenze più
intime. Il prete non saprebbe giudicare di quello che lo stesso Papa non
comprende. I segni esteriori dell'iniziato sono la scienza con modestia, la
filantropia senza clamore, l'equilibrio di carattere e la bontà più
inalterabile.
Tutto vostro
nella santa scienza
ELIPHAS
LEVI