Azienda USL 3 CATANIA
In collaborazione con
Associazione Italiana Danzamovimentoterapia Association Européenne de Danse-Thérapy
Espressiva e Psicodinamia
CORSO DI FORMAZIONE
IN
DANZAMOVIMENTOTERAPIA
DANZAMOVIMENTOTERAPIA
E
PSICOSOMATICA
TESI DI DIPLOMA
DI
LUISA
TUTOR
DOTTORESSA PAOLA DE VERA d’ARAGONA
A
Giulia
che ogni giorno
m’insegna
a Danzare
INTRODUZIONE
Se provassimo a prevenirle o ad affrontarle (quando ancora
non ci hanno distrutto) riutilizzandole con il gesto, il movimento, il gioco ?
Forse qualcuno riderebbe di ciò trovando il tutto un po’
paradossale o semplicistico, ma in effetti penso che è proprio nel paradosso
che si trova la possibilità di vedere il malessere, il disturbo, il sintomo non
tanto come peggiore nemico da sconfiggere, quanto alleato prezioso che ci
comunica qualcosa.
E allora, prima che sia troppo tardi, non sarebbe forse il
servizio più importante per noi stessi, quello di scegliere una terapia
efficace ed al contempo coinvolgente utilizzando la danza ?
<< La danza ? – qualcuno può chiedersi……- come
posso lottare il dolore delle mia ossa, della mia cefalea, il fastidio della
mia dermatite, la mia continua ansia ed i miei pensieri martellanti, usando la
danza ?!>>.
Ma difatti, secondo me, non bisogna affrontare le malattie
come se si trattasse d’una lotta “corpo a corpo“, quanto di ascoltare i loro
messaggi danzando. Così, mentre cammino in punta di piedi o sui talloni, quando
eseguo movimenti di forza o di leggerezza, mentre incontro lo sguardo il gesto
di un altro essere, sento che sto raccontando me stessa, con le mie emozioni e
le mie sofferenze in un dialogo fatto di rispecchiamenti e risonanze.
Giocando, scopro me stessa.
E se poi la mia danza si con-fonde con un gruppo di
persone che si esprimono pulsando aritmicamente all’unisono, i miei problemi
sembrano alleggerirsi, diluirsi in una condivisione fatta di reciprocità ed empatie.
Le mie sofferenze vanno a canalizzarsi attraverso linguaggi più creativi e
vitali.
Nella danzamovimentoterapia la psiche ed il corpo
dialogano, collaborandosi ed integrandosi, con dinamiche straordinarie dove non
sempre il metodo analitico o logico può entrare facilmente poiché i linguaggi
utilizzati sono simbolici, primari e quindi non totalmente decodificabili dalla
mente. Infatti si tratta d’una tecnica che usa strumenti come il rito, la
fiaba, il mito, il gioco, il gesto, la voce, il ritmo, la trance, il gruppo,
elementi questi che armoniosamente combinati ne fanno una terapia capace di
risvegliare il corpo e la psiche in modo piacevole ma soprattutto efficace.
Toglie l’uomo disturbato e ammalato dal suo isolamento, potenzia i processi
fisiologici immunitari dell’organismo, ma soprattutto offre la possibilità di
operare una trasformazione benefica nel proprio stile di vita anche come
prevenzione.
Danzando, la nostra normalità è messa in
discussione ed il concetto di salute si espande, e dentro di noi si fanno
strada nuovi interrogativi, dubbi sui confini tra malato e sano, tra paziente e
terapeuta, tra società ed istituzione.
Se non sei allineato con
Con un sé psicosomatico possiamo anche dire che: quando
il corpo manifesta uno stato patologico-malattia, la vita mi sta dicendo
qualcosa.
Si potrà quindi parlare di progresso, non solo dal punto
di vista strettamente sanitario, ma anche da quello dell’evoluzione umana in
generale, solo quando la cultura separatista e dissociante darà il passo a
quella della collaborazione reciproca, dove la differenza dei ruoli rappresenta
una risorsa interattiva.
Sarebbe bello, a tal proposito, veder danzare assieme:
pazienti, psicologi, medici, psichiatri e specialisti delle patologie organiche.
Vorrei offrire a chi si occupa della mente e a che cura il
corpo, un’incontro di D.M.T. e non certo in due sale distinte e separate da un muro,
ma uniti e vibranti a condividere lo stesso spazio e lo stesso tempo, nello
stesso cerchio danzante.
Finalmente “Psiche” e “Corpo” a ri-prendersi per mano……..tornando
alle origini………dove danzavano gli sciamani!
Il binomio D.M.T. e Psicosomatica può costituire una nuova
applicazione della danza e del movimento come strumenti terapeutici affinché
l’uomo possa canalizzare in modo sano e non distruttivo pulsioni emotive troppo
intense, conflitti dell’area affettiva, pensieri mai comunicati ma fortemente
presenti, incidenti, tutto per permettere all’uomo di riattivare il piacere di
vivere e di esserci, riscoprendo il gusto di sentire che il proprio corpo non è
solo un triste teatro di sofferenze e sfide quotidiane, ma soprattutto fonte di
piacere e vitalità.
1.1 La danza
Prima di discutere sulla D.M.T. è importante considerare
il valore della danza in sé e per sé. Quando mi riferisco ad essa non intendo
quella che costringe il corpo a sequenze troppo codificate, a passaggi
esclusivamente tecnici del corpo, ma a quella che permette di comunicare ed
esprimere stati d’animo ed emozioni. Per danza intendo quella che cura,
che permette la canalizzazione di forze sconosciute ed intime, a dirigersi
verso il gesto, il ritmo e la successione libera dei movimenti. Danza intesa
come possibilità espressiva, offerta all’uomo per sentirsi unito ed in armonia
con sé stesso, sia a livello psichico che somatico, con gli altri e con la
natura.
Bejert, coreografo, dice a proposito:- nella danza è
impegnato l’uomo nella sua totalità senza distribuzioni in parti come corpo,
cuore, spirito (Garaudj: Danzare
Per danza quindi mi riferisco a quella che si proietta
verso una visione psicosomatica della vita, che permette cioè una unificazione
armoniosa delle varie dimensioni umane: istintualità, affettività, intuito,
logica e trascendenza.
Questo tipo di danza è intesa come modalità terapeutica e
rappresenta un prezioso strumento per conoscerci e prendere consapevolezza di
ciò che succede dentro di noi alfine di prevenire malesseri e somatizzazioni
verso le quali ognuno di noi tende in modo naturale, oppure per affrontare
quelle già in corso. Quindi non una danza “pillola” che serve a sopprimere i
sintomi alleviandoli temporaneamente ma fonte delle proprie potenzialità e dei
propri limiti, nonché della realtà che ci circonda. “…chi danza non ignora
quello che accade”(inno gnostico del II° secolo a.C.).
E’ interessante rilevare il pensiero di Jung quando
riteneva che con il linguaggio della danza l’uomo può prendere coscienza di sé
e delle sue parti più nascoste: Torna, come vediamo, il tema dominante del
conoscersi, che rappresenta un processo fondamentale se vogliamo orientarci a
favore della nostra salute. E attraverso i nostri gesti danzati comprendiamo il
simbolo che si segnala la malattia.
Inoltre, si sa, la danza ha il grande potere di unire agli
altri, permette la relazione e l’incontro, funzioni queste, determinanti di una
terapia di gruppo, che tenta di fare uscire il paziente dal suo solipsismo
assoluto ed esclusivista. Quindi, il linguaggio simbolico del gesto avvicina
ancor più di quello verbale che sembra, invece, allontanarci dagli altri, è
diretto, universale, archetipico, andando oltre le ideologie e le frontiere.
“…la parola divide, la danza unisce..”(Garaudj,1985).
Danzando, la malattia sembra passare su un secondo piano,
e la sua forza diminuire. Quando gli sguardi s’incontrano, condividendo
empaticamente tristezze o gioie, quando in un dialogo motorio,
imitando l’altro, entriamo in nuove dimensioni, in nuove possibilità di essere
e sentirsi, quando ancora il malessere non si è manifestato sul piano
sintomatologico,
“ Quando danzo, ogni mia
cellula sembra partecipare.
Quando le mie emozioni si
fanno “corpo”,
ho la netta sensazione
d’essere danzata da una forza invisibile,
come attraversata dal piacere
d’esistere.
Così, finalmente, posso
essere totalmente me stessa,
rappresentando come su un
palcoscenico
le mie grida o i miei
sussurri,
la mia rabbia o la mia
dolcezza,
il mio spirito guerriero o la
mia femminilità,
la voglia di ribellarmi alla
vita
o
quella di pregare
ricollegandomi all’Universo….
L.
1.2 – Il Movimento
Se penso al movimento, lo vedo ovunque. Anche il più
immobile dei guru, nella sua meditazione estatica, pur solo respirando appena,
si muove.
Il movimento è uno di quegli elementi che ci accompagnano
sempre, anche di notte, al nostro interno, senza volerlo, una miriade di micro
movimenti compie la sua incessante danza.
Ma quando il movimento diventa terapeutico, non può essere
estremamente complice nel farci sostenere ed affrontare i nostri malanni
quotidiani, i nostri malesseri. Soprattutto per le malattie psicosomatiche è
comodo averlo…… “a portata di mano”.
Ma quando il movimento è veramente terapeutico ?
Tanto è stato scritto a riguardo, ma personalmente ritengo
che il movimento diventa utile strumento di cura o di prevenzione, quando è emozionato,
quando è carico di valenze simboliche che esprimono chi siamo, da dove
proveniamo e dove vorremmo dirigerci. E’ terapeutico quando ci permette di
trasformare tutto quel materiale psichico che ci rode dentro, ed
alchemicamente si trasforma in energia benefica e risanatrice. Il movimento
così inteso “scioglie” gli schemi mentali più rigidi ed i nodi conflittuali più
imbrigliati, “coagulandoli” in nuove strutture. E’ come se la malattia perdesse
terreno e la sua funzione d’essere: sembra che non ne abbiamo più bisogno,
poiché possediamo una nuova impalcatura su cui costruire altri modi di
affrontare la realtà.
Avviene un rinnovamento.
L’incontro con Cinzia Saccarotti, psicologa e
danzaterapeuta italiana, è stato utilissimo a tal proposito: Mi riferisco ad
una esperienza diretta in cui da un mio movimento abituale,
stereotipato e sofferto, passavo, dopo una serie di movimenti amplificati, ad
un movimento creativo libero e per me molto simbolico. Mi sono
resa conto di quanto mi difendessi attraverso quel gestoautomatico, che
cercava, faticosamente, di “scrollare qualcosa dalla mia testa, e soprattutto
dal mio collo”. Un movimento spontaneo, che senza rendermene conto parlava di
me stessa, della storia che stavo vivendo, traducendo visivamente un forte
disagio. Era forse un caso che in quel periodo io soffrissi di cefalea e
cervicalgia ?
E che dire di quelli cha
Ciò, riportato in un setting ove si affrontano disturbi
legati alla psicosomatica è utile strumento di lavoro. Infatti, per chi vive
un’intera vita con vecchi patterns motori, è probabile che anche sul piano
psichico ristagnino ancora vecchi modi di risolvere i propri problemi. E’
necessario per ciò, partendo dal corpo, pensare in modo nuovo, entrare
dinamicamente in rinnovate soluzioni che portano una ventata di cambiamento.
1.3 –
Non
sono né un medico né una psicologa. I miei studi però riguardano la musica ed
il movimento (Conservatorio Musicale e Isef): apparentemente due mondi distanti
dai processi della cura. Eppure, istintivamente, sapevo che sia la musica che
il movimento, collaborando o meno insieme, potevano rappresentare una modalità
terapeutica, anzi “una terapia espressiva” come direbbe Vincenzo Bellia. Mi
sono occupata credo da sempre di terapia, non tanto per somministrarla ad
altri, poiché non ne avevo i requisiti professionali, ma piuttosto per
rivolgerla a me stessa. Mi sono fatta un’idea di cosa è la terapia osservando
ciò che mi procurava ben-essere, salute, gioia, pienezza, voglia di esprimermi,
etc……e ho raccolto una serie di dati che per la prevenzione e la presa in
carico delle malattie psicosomatiche possono essere utili ed adeguati. Non
considererò, chiaramente, elementi che non riguardino questa tesi.
Mi procurava uno stato di benessere:
1. esprimere le mie emozioni attraverso la danza, il
movimento e la rappresentazione teatrale;
2. suonare uno strumento melodico o ritmico, con
particolare preferenza per le percussioni;
3. ascoltare della musica che mi com-muove, o stimolare o rilassare o
che mi mette in con-tatto con parti sconosciute o inesplorate di me, facendomi
sentire unita, integrata;
4. stare con gli altri allegramente o condividendo le nostre storie,
i nostri “drammi quotidiani”;
5. cantare in polifonia (mi diverte tantissimo inventare nuovi
linguaggi attraverso la voce);
6. usare i colori costruendo mandala ben strutturati, o esprimendomi
in maniera spontanea;
7. giocare ed osservare i bambini farlo così spontanei e liberi;
8. meditare. Fare i miei piccoli riti e trovare il modo per
collegarmi alla mia Anima (meglio ancora se tutto ciò è condiviso in gruppo);
9. rendermi tramite per gli altri contribuendo al loro benessere.
Ebbene, frequentando
Di fronte a malattie psicosomatiche
Se il problema è posto nel mondo alto (cefalee,
cervicalgie, alopecia etc.) è necessario lavorare sul mondo basso: la terra, il
radicamento. Ma anche qui bisogna stare molto attenti, poiché “il corpo agito
incute paura al paziente psicosomatico” (Verbatim – De Vera d’Aragona –
Dic.2001).
Inevitabile è quindi il timore che il soggetto prova di
fronte al suo corpo che non è più luogo di sofferenze e dolori ma, danzando,
tutto viene messo in discussione: il suo corpo diventa fonte di piacere. Questa
nuova consapevolezza porterebbe il paziente a demolire l’impalcatura su cui ha
costruito la sua malattia che a livelli profondi trova assolutamente inutile e
non necessaria.
Come risulta nel 3° Capitolo, da un’analisi compiuta su un
gruppo, ho notato che la maggior parte basa la propria vita su schemi piuttosto
razionali e sul controllo degli eventi.
Danno pochissimo spazio ad esempio alla fiaba, alla
immaginazione:elementi invece che dovrebbero accompagnare la nostra, a
volte, monotona quotidianità.
L’uso del mito, delle storie fantastiche, era utilizzato
dagli sciamani, guaritori in stato di trance “la comunicazione con il mondo
invisibile attraverso la trance, la corrispondenza degli elementi psichici e
delle entità sovrannaturali, permette allo sciamano di mettere in atto le
rappresentazioni mitologiche favorevoli alla guarigione, con una mobilitazione
delle figure mitiche in grado di tradurre la malattia, mediante la catarsi, in
forme simboliche” (Danzare le origini – Bellia – 1995).
“L’immaginario è il campo dove gli archetipi si fanno
personaggi fiabici e se noi impareremo a giocarci, giorno dopo giorno,
scopriremo le fiabe che sono depositate nei nostri organi” (Riza psicosomatica
– Daniela Parafante – 1991 n° 119).
Quindi una componente significativa per i psicosomatici è
il ripristino del dialogo con la parte ombra. Difatti ho costatato che questi
pazienti a cui appartiene l’intera umanità (!) ha interrotto il collegamento
con i propri istinti, con le emozioni, con la propria Anima. Ma queste parti
chiedono spazio, attenzioni e non trovano altre vie se non quelle di “parlarci”
attraverso i sintomi, i disturbi.
E’ allora utilissimo ascoltare proprio il linguaggio del
corpo, i nostri sogni, i nostri moti interni, le nostre tendenze e le nostre
avversioni, “staccando spesso la spina” al pensiero che per molti di questi
pazienti costituisce l’unica funzione psichica di rilievo.
Quindi: più Corpo non Mente. E il corpo si sa…non mente!
A questo punto ritengo sottolineare che “la terapia
diventa terapeutica” quando è una strada che, percorsa, ci permette di fare
luce sui lati bui della nostra personalità. Ma buio non si traduce in negativo
nel senso cattivo del termine, bensì nella mancanza di consapevolezza su quello
che siamo, ma che non conosciamo e non abbiamo ancora elaborato.
Premesso che, per me, il corpo rappresenta l’edificio
visibile e concreto dell’Anima, della Vita, la terapia è efficace quando è
allineata con le leggi della Natura. Essa diventa un’amica preziosa quando
permette che il corpo sia abitato, vissuto………ma da che cosa se non dalla Vita
stessa ?
Ecco quindi, che la vera terapia è quella che può attuare
il processo d’integrazione dell’Anima con il corpo, attraverso la danza, ad
esempio, che si serve dell’emozione. Questo preziosissimo strumento di risveglio
somatico e psichico, ci fa percepire uniti al ritmo pulsante dell’Anima della
Vita,
E di colpo sembra dissolversi nel nulla quel senso
opprimente di separazione tra il corpo, la psiche e l’Anima.
Tre dimensioni della stessa Sostanza, dove cambia solo la
frequenza vibrazionale a livello energetico.
Purtroppo, finché vigerà il pensiero neoplatonico e
cartesiano dissociatore, la nostra mente non sarà una nostra alleata, ma
un’integerrima nemica che tende sempre (spazio) ed ovunque (tempo) ad
allontanarci………da noi stessi (corpo-mente-Anima). Quindi è proprio alla mente e
alla psiche che dobbiamo mirare rinnovando e rinfrescando la memoria alla
psiche stessa per ricordare le sue origini etimologiche: “soffio”…..(vitale ?).
Quando la psiche si rinnoverà, arricchendosi di nuovi e
benefici schemi mentali a nostro favore si potrà parlare di processo di auto-realizzazione
e di auto-creazione (R. Toro 1970). E questo processo è proprio
La mente deve operare una scelta esistenziale.
Ma anche dopo essersi proiettata verso la vita, la mente è
sempre separata e dilaniata dalla dictomia tra: sapere e dire ciò che si
desidera e fare quello che si desidera ! (i vecchi proverbi hanno una grande
saggezza: tra il dire ed il fare………).
La terapia è quella che aiuta a superare questo dilemma
che sembra configurarsi come rito di passaggio efficace per evolversi e andare
oltre i nostri complessi meccanismi autodistruttivi (quando ci ammaliamo
fisicamente) e ristagnanti (quando siamo insoddisfatti e disturbati
psichicamente).
Entrare nel rito di passaggio è inevitabile per chi vuole
assumersi la responsabilità e la presa di carico di quello che vogliamo
veramente dalla vita. Si tratta di un delicato, ma meraviglioso processo di
consapevolezza. E qui ritorna la danza, che col suo mirabile aiuto ci dà una
mano per rimanere a galla nel passaggio tra il dire ed il fare, e si fa ponte (
attraverso il gesto emozionato), tra il corpo e la vita che continua la sua
Danza, ma questa volta con la straordinaria partecipazione di………(ognuno può
indicare il suo nome).
Non c’è cambiamento dal buio alla luce o dall’inerzia al
movimento, se non c’è emozione.
(C.G. Yung).
1.4-Precursori della danza intesa come terapia
Presso le antiche civiltà si attribuiva valore
taumaturgico alle danze rituali collettive effettuate in cerchio o attraverso
figurazioni archetipiche quali la spirale, la croce, l’infinito. Ne sono un
esempio le danze africane, le danze dei Dervisci dell’ordine dei Sufi, danze
che riconnettevano alla Fonte Divina girando su stessi. Oppure le danze sacre
tibetane, dette Cham, e quelle sciamaniche che usavano lo stato alterato di
coscienza per la guarigione del corpo e dell’anima o per ristabilire
equilibrio, ordine e salute all’interno della collettività. Inoltre va citato
il tarantismo, esperienza tradizionale italiana.
1.5-Origini della DanzaMovimentoTerapia
L’elenco dei D.M.terapeuti è vastissimo, quindi mi
limiterò a indicare quelli che, amio avviso, con le loro esperienze dirette
hanno formulato pensieri e considerazioni utili per il contesto specifico
trattato in questa tesi: D.M.T. e Psicosomatica.
J.Duncan : dà molta importanza
al fatto che non deve essere manifestazione di sterili manierismi, quanto una “libera,
personale espressione dell’esperienza emozionale”. Inoltre sostiene che
la tecnica non deve essere fine a sé stessa, ma semmai usarla
come strumento per manifestare l’arte attraverso il movimento, il gesto, la
danza.
Delsarte : studiando molti
malati mentali, scopre il forte vincolo tra voce e gesto tra manifestazione
esterna del movimento e moti emozionali interni dell’individuo.
T. Shawn e R.St.Denis : la
coppia fonda la scuola “Denishawn School” frequentata da molte D.M.terapeute.
Il loro pensiero è che la danza doveva aiutare l’uomo a formarsi una concezione
più nobile di sé stesso.
M.Grahm : si occupa del
simbolismo junghiano, si sofferma nell’introspezione e sull’interiorizzazione
del gesto.
R.von Laban :
grande innovatore dal punto di vista dello studio del movimento umano nei suoi
minimi dettagli, offrendo un punto di riferimento fondamentale, più oggettivo
possibile. Egli crea il sistema Effort/shape offrendo le nozioni
di flusso di tensione di peso, di spazio e di tempo, di piani e livelli dello
spazio, di flusso di forma, di chinesfera che per il D.M.terapeuta
rappresentano elementi di base da utilizzare nel proprio lavoro.
Kestenberg :
anche lei ci offre il Kestenberg Inovement Profile,
strumento di lavoro prezioso nella terapia col movimento in una prospettiva
psicoanalitica, utile in un settino con psicosomatosi.
M.Chace : sente la danza come
comunicazione. Il D.M.terapeuta deve essere soprattutto un danzatore per
poter relazionare in modo autentico col gruppo.
Personalmente trovo importantissimo questo elemento in
vista di soggetti psicosomatici.
Per
Boas : secondo questa
psicanalista e danzatrice non esiste differenza tra danza come arte e come
terapia, perché ritiene che ogni gorma d’arte contiene sempre un aspetto
terapeutico, sia sull’artista che sullo spettatore: Utilizza molto il ritmo
delle percussioni perché come strumenti risuonano a livelli molto
profondi, psichici, emozionale e somatici.
Anche i bambini più resistenti e difficili, secondo
M. Whitehouse :
combina il pensiero di Jung con il movimento definendo il suo lavoro “
movimento del profondo” intendendo con ciò i fenomeni dell’inconscio, ovvero il
contenitore degli archetipi.
Definisce
le persone comuni e i danzatori “nevrotici normali” per i quali il movimento
autentico può rappresentare un ottimo strumento per la rivelazione del sé
nonché potente mezzo per l’auto conoscenza.
Personalmente ho avuto l’occasione di entrare nel
movimento autentico tramite Teresa Escobar, D.M.terapeuta italiana.
Danzando ad occhi chiusi ho aspettato che l’impulso
provenisse dall’interno, da un’immagine o una sensazione, ed è stato come se il
mio mondo intimo si rivelasse attraverso il mio corpo ed il mio gesto. Avendo
provato l’esperienza sulla “mia pelle” ritengo che, dopo un mio approfondimento
della disciplina, il movimento autentico possa costituire un buon tramite per
utenti psicosomatici per i quali un lavoro così delicato non rappresenta
“pericolosità” come per gli psicotici, schizofrenici o tossicodipendenti.
T. Schoop : ha
lavorato con pazienti ospedalieri con gravi disturbi di tipo psicotico. Ella
nota una scissione negli schizofrenici il cui corpo appare dissociato, a
“pezzi”.
L.Sheleen : ha
svolto anche diversi studi antroposofici, notando che molti riti coreografici
erano basati sul simbolismo del ciclo solare. Il Nord è riferito al buio, alla
morte; l’Est alla nascita, al desiderio, a ciò che deve venire; il Sud alla
maturità, a ciò che si compie, all’acme; l’Ovest alla vecchiaia, alla fine,
alla saggezza.
Y. Chodorow :
sostiene che a volte le immagini s’impongono all’attenzione e vogliono essere
rappresentate attraverso l’uomo che viene danzato da esse. Sull’ “Io mi
muovo” tende a prevalere l’ “Io sono mosso” (Bellia-Dove
danzavano gli sciamani-2001). Si ispira a Yung con quello che lui chiamava
“l’immaginazione attiva” discutendo sulla Psicologia del Profondo
e sulla Teoria degli effetti . Dà un immenso valore
all’espressione delle emozioni che considera, come Yung, ponte che connette e
relaziona in modo dinamico, il corpo con la psiche. E’ importante che le
emozioni non vengano solo espresse, ma che trovino una forma ed un contenimento
tra il dentro ed il fuori.
Winnicott : dà
un concetto di Psiche-Soma: l’esperienza con la madre, nel neonato è
essenzialmente un’esperienza corporea. La psiche, l’intelletto fanno parte del
funzionamento psiche-soma, ma vengono dopo. Quando la madre e l’ambiente non
sono adeguati o positivi, il processo di crescita si altera e l’intelletto è
costretto a svilupparsi al di fuori ed in opposizione allo scambio psiche-soma,
sopperendo così alle carenze. Da qui si passa alla malattia.
Utilissimo a mio avviso il suo apporto nella cura di
soggetti di tipo psicosomatico dove personalmente ho appurato l’importanza che
viene attribuita alla logica, al pensiero ed ai processi cognitivi in
contrapposizione alle funzioni corporee. Molta rilevanza Winnicott dà al gioco
quale grande tappa evolutiva per l’elaborazione della capacità creativa. Senza
le risorse creative, all’uomo è impossibile operare cambiamenti, elementi
fondamentali per la propria crescita.
H. Duplan :
danzatore che dà origine all’Expression Primitive che personalmente ho
conosciuto tramite il Dott. Enzo Bellia, Direttore della Scuola di Catania di
D.M.T..
Inoltre attraverso il pulsare dei piedi sul pavimento, la
danza relaziona fortemente con la terra, con tutte le valenze simboliche che
questa richiama.
Viene usata la voce in modo scandito e melodico e
attribuisce notevole importanza allo sdoppiamento quale caratteristica vitale
(polarità, strutture binarie, contrari, opposti,etc.). Il movimento viene
reiterato e può essere a scatti o morbido. Praticandola, ho tratto
personalmente grandi benefici, misurandomi e conoscendomi, scoprendo dimensioni
magiche del mio essere e transpersonali, fluendo nel movimento come avvolta di
mistero ma nello stesso tempo presente, reale, profonda, probabilmente perché
la sua efficacia terapeutica dipende dall’uso di gesti simbolici, archetipici,
per cui pulsioni interne distruttive e troppo intense trovano canali attraverso
il corpo, trasformandosi in movimenti comunicativi, creativi ed artistici.
Oltre a quella pedagogica, infatti, l’Exp. Prim. Ha una
funzione preventiva e terapeutica, portando “una modificazione dei circoli
viziosi psichici e psicosomatici dai quali quasi nessuno è del tutto esente”.
(Bellia – Danzare le Origini – 1995).
F. Schott Billman :
mette in relazione
La malattia viene considerata rito di passaggio
naturale verso la salute, quando è canalizzata in forme simboliche.
Dà un
immenso valore alla struttura che sente come preziose fondamenta per un buon
sviluppo della psiche. Con le modalità espressive corporee è possibile entrare
nella struttura attraverso danze del limite, del confine, dell’alternanza,
d’opposizione. La struttura, secondo
A lei si deve la rappresentazione del Cours Type. Si
tratta per me di un “viaggio” verso se stessi attraverso gesti rituali, ritmici
e vocalità arcaiche. Materiale utilissimo in presenza di un gruppo
psicosomatico. Ho già appurato l’efficacia del Cours Type con persone che
presentano problematiche come : cefalea, disturbi d’ansia, colite, vertigini,
depressione, cervicalgia.
E. Bellia :
cosa dire quando si percepisce che un’incontro è prezioso innanzitutto per la
propria crescita e poi per ciò che ne deriva sul piano dell’apprendimento e
della formazione personale come D.M.terapeuta ? E’ il caso del mio incontro con
il Dott. Enzo Bellia, il quale fino ad oggi mi fa riflettere su aspetti da me
sconosciuti o su altri che prima ritenevo poco rilevanti. Egli ha indicato
strumenti di lavoro pratici ed originali che risultano innovativi ed utili per
chi vuole intraprendere ed approfondire la strada del D.M.terapeuta. Si tratta
del “Diagramma di Campo” e del “Codice Funzionale”. Il primo è un punto di
riferimento per la fondazione di un setting, basato sulle coordinate
Dimensione-Livello (vedi pg. 53 – Dove danzavano gli sciamani – Bellia 2001) ,
il secondo è un modello di proposte tecniche rivolte al terapeuta quando
interviene nel processo del settino. (vedi pg. 81 idem).
Il Dott. Bellia è il Vice Presidente dell’APID
(Associazione Professionale Italiana DanzaMovimentoTerapisti), fondata nel
1997, avente come Direttore il Dott. Vincenzo Puxeddu.
Dalla definizione che l’APID dà della D.M.T. si evince
l’importanza che viene attribuita alla funzione integratrice di questa
terapia:-
P.DE VERA d’ARAGONA :
dato l’apporto prezioso che
2.1- Psicosomatica (cenni)
E’
quella branca della Medicina che mette in rapporto la mente con il corpo,
nonché il mondo emozionale ed affettivo con il soma, con i sintomi, i disturbi
corporei.
Una volta si parlava di Psicosomatica per designare solo
quelle malattie la cui causa era sconosciuta, per cui se ne attribuiva
l’origine alla dimensione psicologica.
Oggi non si parla soltanto di Psicosomatica ma stà
nascendo una nuova consapevolezza che porta alla visione di un “Sé
Psicosomatico”, e che vede l’uomo nella sua totalità ed interezza. Secondo
questa concezione, il sintomo e la malattia sarebbero una manifestazione
organica di disagi e conflitti psicologici. Per cui a blocchi psichici ed
emotivi corrisponderebbero fenomeni patologici o organici.
Attraverso questa chiave di lettura l’essere umano quando
si ammala è psicosomatico e addirittura, per un cospicuo numero di
psicosomatisti, anche gli incidenti, i traumi e le malattie infettive,
potrebbero essere non accidentali, ma andrebbero interpretati appunto seguendo
la traccia psicosomatica.
Così si spiegherebbe il motivo per cui, a determinati tipi
di persone accadono ripetutamente gli stessi incidenti, come tipologia ed
effetto, o perché di fronte a grandi eventi o combinati, queste reagiscono in
modi statisticamente pressoché uguali. Inoltre, vi sono malattie che
determinano lesioni organiche, altre che si manifestano solo a livello
sintomatologico; sia nel primo che nel secondo caso, la genesi sarebbe comunque
legata al mondo della psiche e dell’emozione.
Esistono malattie ritenute classicamente psicosomatiche
come : la cefalea,l’asma, la colite, la psoriasi e gli eczemi, l’ulcera e
l’ipertensione, ma personalmente mi accorgo di quanto questo elenco negli anni
si stia allargando. Infatti ultimamente sono comprese le malattie dell’alimentazione,
problemi muscolari e del sistema osteo-articolare, malattie cardio-vascolari e
respiratorie, disturbi uro-genitali, sofferenze a carico del sistema endocrino
e ormonale, disfunzioni gastro-intestinali, nonché disturbi della pelle, del
sonno e del sistema nervoso. Insomma, pian piano, tutto l’organismo è
interessato e compreso.
Inevitabilmente, medici tradizionali e classici, stanno
allargando la propria mentalità, non considerando più l’uomo a compartimenti
stagni, ma tutt’uno costituito da parti integranti.
E’ diffuso ormai il pensiero che la salute fisica
influenzi la psiche e l’area affettivo-relazionale, e che viceversa, la rete
sentimentale ed emozionale abbiano una certa riflessione sulle funzioni
organiche e corporee in genere.
Quindi, superato “il dualismo psico-fisico secondo
il modello cartesiano, si guarda l’uomo come un tutto unitario”. (Dizionario
di Psicologia – Galimberti – 1992)
2.2 Dicotomia
mente-corpo
Molte
sono le scuole di pensiero che cercano di spiegare il meccanismo che collega la
psiche con il corpo nel momento in cui sorge la malattia. Tutte hanno in comune
il superamento dell’equivoco di separare il corpo dalla mente, pensiero da
tempo perpetuato nella cultura occidentale materialistica. Tutte fanno notare
la persistenza di un obiettivo medico diffusissimo: la sola soppressione del
sintomo attaccato con farmaci a largo spettro.
Tutti
ormai conosciamo i benefici parziali e temporanei ed addirittura gli effetti
nocivi di tali cure farmacologiche.
E’ stato registrato un nuovo orientamento riguardo ai
criteri d’indagine eziologia. Si assiste ad una crisi filosofico-strutturale
della medicina organicista ortodossa che incomincia a vedere l’uomo non più
scisso e separato quindi, da un metodo analitico-sperimentale-fenomenico della
malattia, si sta passando al metodo analogico-intuitivo dando importanza
all’aspetto solistico dell’uomo integrato con la natura.
Non si parte cioè dall’analisi della malattia ma
dall’ascolto della persona, come espressione di un insieme istintuale,
affettivo, emotivo, mentale e transpersonale.
Era ora quindi che la grande mistificazione e mitizzazione
dell’inganno farmacologico venissero smascherate, e che la medicina allopatica
si integrasse, anche se a piccoli passi, con quella psicosomatica. Infatti,
grazie a questa unione è possibile superare la dicotomia mente-corpo in
relazione alla malattia, che lascia il posto di “protagonista” all’uomo, alla
persona nella sua totalità.
Và da sé che solo informando il sistema formativo professionale
medico si potrà assistere ad un vero progresso culturale a beneficio della
salute dell’intera umanità. Solo dopo una larga diffusione informativa ci si
potrà dirigere “Verso la concezione di un sé Psicosomatico”.(Trigoli-Masarati-Morelli-
1980).
2.3 – L’uomo globale
Desidero
ricordare alcuni degli studiosi e degli psicosomatisti che stanno contribuendo
con il loro pensiero e le loro esperienze a lasciare intravedere la possibilità
di una concezione dell’uomo globale:
Dumbar :
riscontra statisticamente che a caratteri personologici
corrispondono sindromi psicosomatici tipici.
Alexander :
l’iperattività del sistema parasimpatico porta alla regressione e
a malattie come l’ulcera, la colite e l’asma, etc. L’iperattività del sistema
simpatico è connesso all’indipendenza e a malattie come l’emicrania,
l’artrite, ipotensione,etc. L’asma deriva da un’eccessiva o non risolta
dipendenza dalla madre.
Bikow
: la malattia dipende da un cattivo rapporto tra stimolo ed i meccanismi
di reazione delle strutture cerebrali superiori che si ripercuotono sulle
strutture corticali e sul centro vegetativo (corpo).
Reich :
sostiene l’identità funzionale tra psiche e soma. La malattia s’innesta quando
nell’organismo si determina uno stato di carica che non trova sbocco in quello
di scarica per cui si determina un’armatura, una corazza caratteriale
(a livello psichico) ed una corazza muscolare (a livello somatico).
Man : il
corpo è un campo energetico collegato al cosmo. Quando il collegamento
si altera nascono le malattie, ed il terapeuta diventa un “Psychic Healing” ed
il paziente un accumulatore energetico che deve equilibrare gli eccessi o i
deficit energetici.
Cannon :
responsabile delle patologie è lo stress a causa di risposte emozionali
troppo intense o prolungate. La dinamica di risposta allo stress può essere di
“attacco e fuga” o di “adattamento” (per Selye). Se lo sforzo fallisce il corpo
si ammala sul piano immunitario. Da qui la malattia.
Groddek : l’ES,
forza che permea ogni processo biologico, non conosce separaione tra corpo e
Anima ed usa un suo linguaggio specifico: “L’inconscio non parla soltanto nei
sogni, si esprime anche per mezzo di un gesto, del corrugarsi della fronte, nel
battere del cuore” (Il libro dell’ES-1975).
L’ES
è responsabile delle malattie e comunica attraverso i sintomi i quali hanno lo
scopo di risvegliarci o quello di tenerci infermi per proteggerci da danni più
gravi. Tutte le malattie sono psicosomatiche.
Weiss-Inglish : la
malattia è un bisogno, una necessità dell’uomo per adattamenti
emotivi ed affettivi alla realtà.
Boss : la
malattia è l’unica modalità con cui l’uomo si esprime, si relaziona col mondo
quando altre modalità sono escluse, interrote o esasperate.
Roex :
sopprimere il sintomo è pericoloso, la malattia in seguito s’inasprisce e
acquista rigore. Essa dipende da atteggiamenti sbagliati o da difficoltà ad
esprimere le emozioni. Ciò porta al formarsi di blocchi e ad un ingorgo che
rinforza l’impossibilità di elaborare i ricordi del passato. I blocchi si
riflettono sul corpo e sulla psiche perché dalla mente arrivano imput
autodistruttivi. La malattia è un messaggio dell’incoscio per segnalare
il processo avvenuto. Il terapeuta ha il compito di trovare la chiave di accesso
al linguaggio dei sintomi.
Dethlefsen-Dahlke : la
malattia è un segno ed ha un significato. E’ un insegnamento che proviene dalla
psiche che ci spinge a dare valore alla vita interiore e spirituale, se
vogliamo evolvere. Non parliamo di malattia da curare, ma di malato da
ascoltare. “ L’uomo è ammalato perché gli manca l’unità, l’uomo sano, cui
non manca niente, esente da disturbi e turbative, esiste solo nei testi di
anatomia della medicina. Nella realtà un simile esemplare è sconosciuto”
(………) “L’uomo deve essere pronto a mettere in discussione tutto ciò che pensa
di sé stesso ed a integrare consapevolmente quello che il sintomo cerca di
fargli capire a livello fisico. La guarigione è sempre collegata ad una
dilatazione di coscienza e ad una maturazione”.(Malattia e Destini-1984).
Hay :
Ciascuno è responsabile al 100% delle proprie esperienze. Ogni pensiero che si
concepisce, crea. Ci ammaliamo per schemi mentali sbagliati: sensi di colpa,
risentimento, paura ed eccessivo senso critico. Tutto ciò è un boomerang che
danneggia il corpo. I sensi di colpa ci portano i dolori, le fitte, i crampi,
le sofferenze acute ed intense; il risentimento, l’odio, ci porta il cancro e
le malattie gravi degenerative; la paura ha come bersaglio gli organi del
nostro corpo; l’eccessivo senso critico corrode l’apparato scheletrico e
articolare, porta l’artrosi, artrite, i problemi alla schiena.
Bach : la
malattia dipende da una disarmonia tra la personalità e l’Io Superiore (o
Anima) dovuta a squilibri emozionali . I metodi della scienza medica
sono definiti materialistici e soppressivi. L’errore ed il fallimento nella
cura consiste nel prestare attenzione agli effetti (sintomi) e non alle cause
delle patologie. Quindi la sofferenza è un fenomeno causale e non casuale. Inoltre,
per una distorsione percettiva della nostra mente, vediamo l’Universo
costituito da entità indipendenti e separate facendo una distinzione fra noi e
gli altri. L’Universo fa parte di una grande unità e ciò che danneggia il “non
Io” si ripercuote su di noi. Anche questo è fonte di malattia che però ha
lo scopo di riportarci in asse con l’Io Superiore. Al terapeuta il compito di
catalizzare e facilitare i processi di consapevolezza per cui le patologie
hanno potuto attaccare l’organismo. Da qui l’urgenza di prevenire la malattia
mediante un lavoro su stessi.
Bach,
medico inglese, ha elaborato un sistema terapeutico completo, con presupposti
teorici, indicando una fenomenologia precisa degli stati d’animo disarmonici
con la relativa raccolta clinica.
Su 38
stati d’animo sono stati raggruppate 7 tipologie:
1
Paura;
2
Incertezza;
3
Perdita d’interesse per il presente
4
Solitudine; 5 Ipersensibilità; 6 Scoraggiamento;
7
Eccessivo interesse per il benessere altrui.
Ad
ogni stato d’animo generale, ne appartengono cinque o sei specifici.
Frigoli,
Masaraki, Morelli : “Ci sembra corretto, nel delimitare il
concetto del Sé, attribuirgli le caratteristiche di unità psicosomatica. Da
questo momento lo chiameremo....Sé psicosomatico. (.....).La funzione operativa
di questa parte somatica del Sé è l’immagine corporea. All’interno
dell’organismo vivente non esistono produzioni che siano strettamente psichiche
e (.....)strettamente corporee, entrambe rappresentano due momenti polari di
quel “sistema psicosomatico” a sua volta proiezione amplificata del Sé
Psicosomatico. In questo senso lo studio del corpo e della mente devono
procedere in modo parallelo ed essere abbracciati simultaneamente, (.....) Di
fatto la sperimentazione di un Sè Psicosomatico è ben lontana dall’essere
seppur minimamente delineata. (.....) Solo pochi ricercatori hanno tentato di
cimentarsi con “l’uomo globale”.(.....) Vogliamo far scaturire dalla concezione
di un Sé Psicosomatico la possibilità di ritrovare nell’unità microscopica
dell’uomo tutto il riflesso creativo dell’Universale”.(Verso la concezione di
un Sé Psicosomatico-1980)
L’intera
creazione esiste in te
e
tutto quello che è in te
esiste
anche nella creazione.
Non
esistono confini fra te e un oggetto
che è
accanto a te
proprio
come non esiste distanza
fra
te e oggetti molto lontani.
Tutte
le cose, le più piccole
Come
le più grandi,
sono
presenti in te e uguali a te
(....)Un’Unica
tua manifestazione
rivela
tutte le manifestazioni della vita
Kahlil Gibran
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