Ajna, uno che diviene due
È l’ultimo chakra collocato all’interno del corpo fisico.
E' situato tra le sopracciglia, esattamente in mezzo alla fronte; il
suo simbolo comprende un fiore a due petali: sul fiore di destra
è rappresentato il sole, su quello di sinistra la luna oppure,
più comunemente, due lettere sanscrite.
Nel fiore è inscritto un triangolo a punta in giù, che si congiunge con un lingam.
L’elemento è l’etere.
Il 2 è il numero della prima polarizzazione. Qui i due termini
iniziali, virtuali, sono rappresentati coesistenti, sole e luna, e
nell’atto di riunirsi: il lingam che letteralmente penetra il
vertice del triangolo, la yoni, come per generare.
Ciò che è generato dal 2 è in primo luogo il 3,
principio a sua volta ancora immanifesto, ma base e creatore di tutte
le cose.
Conferma a questo proposito il Tao-te-ching: «Uno ha prodotto 2,
2 ha prodotto 3, 3 ha prodotto tutti i numeri», pertanto il 2
è il simbolo di tutte le dualità per cui esistiamo,
così cielo e terra sono la polarizzazione
dell’unità primordiale, il processo della manifestazione
cosmica che implica la separazione in due metà dell’uovo
del mondo.
«Io sono una che diviene due» ribadisce un’antica
iscrizione egiziana, e nessuna cosa in effetti è concepibile
senza che immediatamente si concepisca anche il suo contrario: due
è maschile e femminile, luce e buio, manifesto e non manifesto,
mortale e immortale, io e sé, bianco e nero, buono e cattivo.
Yin e yang sono il perfetto simbolismo, anche grafico, di questa
dualità implicita nell’esistenza.
E' impossibile eliminare la dualità del pensiero perché, proprio a causa di questa dualità, esso esiste.
Il 2 esprime, perciò, l’archetipo di tutte le
complementarità esistenti. E' il simbolo, quindi, di tutte le
dualità, ovvero di tutto ciò che è presente o
può essere presente nel cosmo-microcosmo.
In questo senso qui risiede, dunque, il potere che sovrintende e dirige
la possibilità di ogni manifestazione o non manifestazione del
corpo e della mente, della materia e dello spirito. E' il centro che
dà il via, l’assoluta potenzialità, come dice il
suo nome stesso, ajna, «centro del comando». Inoltre ajna,
contenendo il germe di tutte le dualità, è anche
implicitamente la possibilità di conoscerle a priori, avendole
in sé come acquisizione diretta, prima ancora che si
manifestino; cioè, per esteso, la possibilità di
preveggenza, come d’altronde sembra confermare un altro nome che
gli viene attribuito: «terzo occhio».
Il triangolo a punta in giù qui è senz’altro
simbolo del femminile o volontà diretta verso la manifestazione,
penetrato dal lingam maschile, o volontà diretta verso il non
manifesto. Le due immagini costituiscono, a loro volta, uno dei simboli
più presenti nell’immaginario umano della dualità
che, fecondandosi, origina il tre e quindi «i mille
esseri». L’india è veramente piena di tali immagini,
yoni e lingam uniti, come a rammentare continuamente che tutto
ciò che appare non è che un'infinita ripetizione e
concretizzazione di questa prima virtuale polarità.
Questo chakra, letto attraverso alcuni dei suoi simboli,
rappresenterebbe quindi la possibilità di sovrintendere a
ciò che sta sotto come a ciò che sta sopra ovvero di
autodeterminarsi; la possibilità di terminare il processo di
individuazione, svincolandosi dal mondo esterno, cioè
dall’apparenza delle separazioni, come conseguenza
dell’acquisita capacità di superamento delle
dualità (il due converge in uno) e dei cicli di morte-rinascita.
La coscienza di questo chakra apre e fa cadere il «velo di
maya», l’illusione delle apparenze del mondo.
Rappresenterebbe anche il potere di vedere-sapere ciò che non è ancora accaduto, ma sta per accadere.
Nel settore individuato da questo chakra si trovano il diencefalo e due
ghiandole di importanza fondamentale per il controllo e la regolazione
il tutto l’organismo: l’ipofisi e l’epifisi.
L’ipofisi pende circa al centro della parte inferiore
dell’enfalo, al di sotto del terzo ventricolo, ed è
accolta in una nicchia dell’osso sfenoide chiamata, a causa della
sua forma, sella turcica.
E' composta da due parti fondamentali, di derivazione ectodermica: la
neuro-pofisi, derivata dal pavimento del diencefalo (contiene un
recesso del terzo ventricolo), e l’adeno-ipolisi, derivata dalla
volta dello stomodeo, cioè dalla cavità buccale
primitiva.
In alcune specie animali rimane, a testimonianza di questa derivazione
e della primitiva sede di eliminazione del secreto ipofisario, un dotto
di comunicazione tra l’ipofisi e la cavità buccale (in
alcuni pesci; in alcuni rettili e uccelli rimane solo un cordone
chiuso).
Queste ancestrali vie di comunicazione tra compartimenti del corpo, che
nell’uomo appaiono completamente separati, costringono a
riflettere sulle parole degli yogin che affermano di poter riattivare
percorsi e comunicazioni all’interno del corpo, normalmente
chiusi.
Gli ormoni dell’adeno-ipofisi sono STH-ormone della crescita;
TSH-ormone che stimola la tiroide; ACTH-ormone che stimola il
corticosurrene; FSH-ormone che stimola la crescita del follicolo
ovarico; LH-ormone che stimola il corpo luteo (nei maschi le cellule
interstiziali); PRL-ormone che stimola la lattazzione. L’ormone
della parte intermedia è l’MSH-ormone melanocito
stimolante (regola la pigmentazione della pelle).
La neuro-ipofisi non sintetizza ormoni, ma accumula e libera i
neuro-secreti accumulati dall’ipotalamo; i più importanti
sono l’ossitocina, che stimola le contrazioni uterine e la
fuoriuscita del latte dalla mammella, e la vasopressina, che stimola il
riassorbimento dell’acqua nel rene.
Come si vede, l’ipofisi controlla tutto l’organismo,
perché controlla le ghiandole endocrine. Ciò che avviene
nel sistema diencefalo-ipofisario prefigura, quindi, le modificazioni
corporee o psichiche che si manifesteranno nell’individuo. Una
disfunzione di questo sistema comporterà, pertanto, uno
squilibrio in tutte le funzioni psico-fisiche dell’individuo.
Osservando il ruolo dell’ipofisi nell’organismo possiamo
dire, servendoci di un linguaggio figurato ma attinente alla
realtà, che questa ghiandola (o meglio, il sistema
diencefalo-ipofisario) rappresenta «l’ordine
costituito», la «regalità» che governa, la
capacità di prefigurare, proiettarsi, integrare, controllare
tutte le funzioni del corpo, ovvero, per lo yoga, ciò che esiste
nel «microcosmo».
Se nella tradizione orientale dello yoga ajna è «il centro
del comando», nella tradizione alchemica occidentale ritroviamo
l’ipofìsi simboleggiata da Giove, il re degli Dei, colui
che dispone e e controlla l’operato di tutti al di sotto di lui.
D’altra parte la mitologia greca ci ricorda che Giove è a
sua volta figlio di Saturno, il primo dio nato, l’Antico dei
giorni, la forza costringente, il determinismo, colui che costringe gli
spazi liberi e luminosi nella scura materia. Nella tradizione
alchemica, questo dio primigenio è posto a simbolo di
un’altra ghiandola che si trova nella sfera di influenza
dell’ajna chakra e a cui forse meglio ancora si adatta
l’attributo di «terzo occhio», l’epifisi,
piccola ghiandola a forma di pigna di meno di 1 cm. di lunghezza e 150
gr. di peso, situata a livello della parete posteriore del terzo
ventricolo, a cui è collegata tramite un peduncolo, come
l’ipofisi.
L’organo pineale sembra, quindi, che rappresentasse un occhio
dorsale filogeneticamente molto antico. Risalendo la scala evolutiva,
al di sopra degli anfibi la pineale diviene essenzialmente ghiandolare,
sebbene rimangano cellule sensitive ancora poco conosciute, e
l’ormone principale da essa prodotto è la melatonina che
viene secreta ritmicamente seguendo i cicli luce-buio
dell’ambiente esterno, anche se la ghiandola non è
più in contatto diretto con la fonte esterna di luce (ad
esempio, nell’uomo).
E' come se la sua funzione visiva, prima diretta, fosse stata in grado di interiorizzarsi.
La pineale riceve, infatti, un’innervazione afferente dal ganglio
cervicale superiore del simpatico, a sua volta collegato
all’occhio.
La percezione del buio provoca sintesi di melatonina che, inducendo
l’aggregazione dei granuli di melanina nella cute, schiarisce la
pelle.
La luce, invece, diminuisce gli impulsi nervosi del simpatico e blocca
la sintesi di ormone: bastano pochi minuti di esposizione a una luce
brillante perché si determini una caduta dei livelli circolanti
di melatonina.
L’integrità di questa via è indispensabile per
l’attività della ghiandola. Seguendo i ritmi luce-buio,
l’epifisi infatti si sincronizza e sincronizza tutto
l’organismo sui ritmi del giorno e della notte, delle stagioni
ecc., cioè sui ritmi del macrocosmo che la circonda.
L'epifisi sarebbe perciò un «sincronizzatore»
interno-esterno, una guida della struttura temporale
dell’organismo: indipendentemente dalla visione,
l’organismo sa se è giorno o notte o in quale periodo
dell’anno siamo.
L’epifisi, contemporaneamente, detta il ritmo delle
«stagioni» interne: diminuisce la melatonina nella
pubertà, durante l’ovulazione, in menopausa, nella
vecchiaia. Tutto ciò attraverso una trasformazione
dell’impulso luminoso che, materializzandosi, diviene impulso
ormonale.
Luce, impulso nervoso, epifisi, ormone: la funzione coagulante di
Saturno degli alchimisti.....il terzo occhio dell’Oriente.
Allo stato attuale della ricerca, i bioritmi epifisari sembrano
controllare il tono dell’umore, l’equilibrio ormonale,
l’equilibrio immunitario e sembrano avere azione antistress. In
sintesi, le funzioni organiche corrispondenti a questo chakra sono il
controllo sull’equilibrio dell’intero psico-soma, il
controllo della capacità di autoriconoscimento o mantenimento
dell’integrità della propria individualità,
l’interiorizzazione di capacità visive prima dirette
all’esterno, con maggiore possibilità di autoregolazione e
autosincronizzazione.
Come sempre, troviamo una corrispondenza tra il simbolismo del chakra e le funzioni degli organi compresi nella sua ruota.
Se le funzioni sono queste, ancor più si comprende come
l’apertura di questo chakra permetta di avere la coscienza e il
controllo sull’intero microcosmo umano, di sollevare il velo di
maya, le illusioni, liberando l’individuo dallo «spettro
del drago uroborico», cioè l’incoscienza totale, che
sempre tenta di riassorbirlo in sé.